Il 14 luglio 1933 a New York lo studente Antonio Fierro è la prima vittima del fascismo in America. Nato a Bisaccia (Av) il 25 dicembre 1911, completati gli studi ginnasiali a Melfi, aveva da qualche anno raggiunto i genitori a New York. Suo padre è il muratore anarchico Michele Fierro, nato nel 1888, «attenzionato » dal regime fascista con l’intestazione di un fascicolo al Casellario Politico Centrale, lettore e sostenitore dell’importante settimanale anarchico «L’Adunata dei Refrattari» che si pubblica a New York dal 1922.
La mattina del 14 luglio Carlo Tresca, dalle colonne di «Stampa Libera», invita gli antifascisti a recarsi al raduno fascista, al quale partecipano circa 200 camice khaki e camice nere. Le Camice khaki è un’organizzazione militare fascista di Philadelphia, composta da fascisti italiani e americani assoldati da Arthur Smith: vanta di avere venticinquemila aderenti e nel programma afferma di giurare il falso, ammazzare gli antifascisti, fare la spia, osannare Mussolini, l’abolizione del Congresso con la sostituzione di un consiglio di dittatori; non fanno inoltre mistero dell’intenzione di compiere una «marcia su Whashington» per instaurare una dittatura fascista come ha fatto Benito Mussolini in Italia. Il movimento organizza provocatoriamente una riunione nella sala Columbus Halle, nella Little Italy di Astoria, un quartiere proletario di New York abitato da italiani che non hanno dimenticato le angherie e le prepotenze dei fascisti. Molti vengono da Philadelphia armati di manganelli e sono protetti dalla malavita. Alla manifestazione per curiosità partecipa anche una ventina di giovani antifascisti e quando Adolfo Siani, dopo le preghiere di un prete, fa l’apologia di Mussolini, un operaio grida «Abbasso Mussolini», un grido che va punito e i randelli dei sicari di Smith, venuti da Philadelphia, entrano in azione bastonandolo e gettandolo fuori dalla sala. Il sarto calabrese e noto disegnatore Fortunato Velona viene selvaggiamente bastonato. Antonio Fierro interviene per difenderlo. Circondato dai fascisti – pur essendo disarmato – si difende «come un leone», sferrando pugni contro gli aggressori. Smith lo colpisce più volte alla testa col frustino. Poi è improvvisamente colpito alle spalle da un colpo di rivoltella che lo abbatte sul pavimento e in pochi istanti muore.
Per tre giorni migliaia e migliaia di persone salutano la salma della giovane vittima, che abitava al n. 22238 Adams Place, Bronx. Il 19 luglio il feretro, portato a spalle da dodici giovani antifascisti, all’uscita dall’abitazione è salutato dal Comitato Unitario Antifascista e dal canto commovente dell’«Internazionale». In un grande stendardo rosso è scritto: «Il sacrificio di Antonio Fierro domanda l’unità d’azione nella lotta contro il fascismo». Il corteo è molto lungo e il capo della polizia chiede che si formino file di sei persone invece che di due. Nel cimitero di Woodladiawn (Bronx) mentre la bara cala lentamente nella fossa la banda suona nuovamente «Bandiera Rossa» e l’«Inno dei Caduti». Una pioggia di fiori rossi rende l’ultimo omaggio al giovane assassinato. La sua prematura scomparsa è stata stoicamente accettata dalla famiglia della quale era l’unico figlio. La sera del 19 luglio 1933 l’organo del Partito Comunista degli Stati Uniti «Daily Worker» di New York, pubblica in prima pagina la foto e un articolo sul funerale, titolando che ben milleduecento persone vi hanno preso parte.
Viene accusato di omicidio di secondo grado il giovane tassista anarchico fiorentino Athos Terzani, che dal primo momento riferisce alla polizia che l’assassino di Fierro è Frank Moffer, il cui vero nome è Moddiferri. In attesa del processo Terzani è rilasciato dietro pagamento di una cauzione di 15.000 dollari.
«L’Adunata dei Refrattari» riferisce dell’assassinio in prima pagina nel numero del 22 luglio 1933, pubblicando anche la foto del giovane assassinato «sull’altare della libertà». L’assassinio è avvenuto alla vigilia dell’arrivo di Italo Balbo – «simbolo del banditismo squadrista», «belva grondante del generoso sangue di tanti proletari italiani», assassino di don Giovanni Minzoni e così anche dagli Stati Uniti il sanguinario gerarca potrà portare «la coppa abituale di sangue rosso e puro» – che ha trasvolato l’Atlantico.
Ne «L’Adunata dei Refrattari» del 5 agosto 1933 il padre, Michele Fierro, dopo aver ringraziato i compagni e gli amici che si sono associati al dolore per la tragica fine del figlio, «caduto in un agguato fascista», scrive: «Immenso è stato il dolore, ma grande il conforto della solidarietà sincera della famiglia proletaria, la quale ha sentito la bellezza del sacrificio di mio figlio. In atre lotte più feconde di bene avrei voluto che il mio Antonio gettasse i suoi venti anni, ma è inutile contrastare al destino. Dalla tomba di mio figlio io traggo nuova energia per difendere l’idea comune e fare di lui la santa vendetta».
Il giornale riporta uno scritto di Antonio Fiero trovato in un quaderno di appunti:
«La libertà di stampa, la libertà di pensiero ha prodotto questo mutamento in me. Solo ora io apprezzo di più la Libertà e mi convinco pure che in un paese dove non esiste la libertà di stampa regna la menzogna. […] Non sono Cattolico perché la religione è menzogna; non sono Fascista, perché fascismo è sinonimo di Borghesia, cioè nemico del popolo, nemico della classe operaia. Al posto della religione ho sostituito la lotta per la Libertà, per l’Uguaglianza di classe; al posto del fascismo ho messo altre idee più precise, che mirano ad altro scopo più soddisfacente, più bello, più amabile. Non so ancora quale partito scegliere, se quello Socialista, Comunista o pure Anarchico. Quest’ultimo mi piace di più, ma prima di prendere una decisione voglio conoscere le cose a fondo».
Carlo Tresca organizza il Comitato di difesa, presieduto dal famoso avvocato Thomas Norman.
Al processo che si svolge dall’11 al 13 dicembre 1933 l’ex camicia khaki, l’ebreo Samule Wein, dichiara di essere stato costretto – minacciato di morte da Smith – ad accusare Terzani, per salvare Frank Moffer, il vero assassino. Nell’aprile 1934 Smith è condannato da tre a sei anni per falsa testimonianza e Frank Moffer che ammise l’assassinio, è condannato per omicidio colposo di primo grado da 5 a 10 anni.
«L’Adunata dei Refrattari» commenta: «Il fascismo è lo stesso in tutte le latitudini, sotto tutte le camice: ottuso, fanatico, mercenario, bestiale, perfido. Ammazza gli avversari, ed ha pronto l’alibi dell’impunità, la menzogna intesa a “provare” che gli avversari… si sono ammazzati tra di loro».
Sempre «L’Adunata dei Refrattari» non dimentica e due anni dopo, nel numero del 20 luglio 1935, ricorda Antonio Fierro con partecipe lirismo:
Vent’anni!
L’età dei sogni, delle audacie, delle illusioni.
Vent’anni! L’età in cui si rivela l’uomo.
Era cresciuto in Italia. Lontano dai genitori,
La bufera nera del fascismo lo aveva sorpreso nell’età in cui si è molle cera e gracil fior.
Che bella recluta oggi per la guerra… liberatrice dell’Abissinia!
Studiava. La scuola forse poteva deviare in lui la spontaneità del generoso sentimento.
La scuola fascista. La scuola riconsacrata al prete e al poliziotto.
Povero Fierro! Lo avrebbero stritolato: – giovane robusto – fra quegli ingranaggi di menzogna barbuta ed occhialuta. Lo avrebbero imbavagliato fra quelle ritorte infarcite di somma sapienza!
L’amore paterno e materno lo sottrasse alla galera nera.
Venne in America e l’anima sua trovò sé stessa, spiccò il suo libero volo, si sciolse alle speranze nostre.
Fu dei nostri.
Dei ribelli. Dei novatori.
Gli anni gli avrebbero dato più conoscenza di uomini e cose. Con più audacia.
E fu nella mischia.
E fu dei primi.
E cadde sotto il fuoco del sicario.
E lo raccolsero le mani pietose dei compagni.
E ora è un simbolo.
Quanti dei poveri esseri la cui anima è sequestrata in Italia dal nero regime; quanti di quei giovani che hanno la benda sugli occhi, sarebbero nostri – contro il mostro – in 24 ore di luce, di libertà, di respiro senza bavaglio, di marcia senza caporale, di movimento senza camicia nera di forza.
Il tempo è grande alleato dei malfattori, ché l’uomo dimentica più i misfatti che le benemerenze.
Il tempo… Sono passati due anni; ma il ricordo del giovane Fierro – di questo eroe dello spirito, che aveva spezzate colle stesse sue mani le catene morali ribaditegli nell’animo dalla scuola del gesuitismo fascistizzato -; il ricordo di questa vittima generosa, non è spento negli uomini liberi.
Né si spegnerà!
Oh! che bella recluta sarebbe stata per le camice nere, se le cure di un babbo e di una mamma amorosi, non lo avessero sottratto a questo ben più nero e più reo destino.
Fierro è caduto. Ma da uomo libero per la libertà.
Quanti dei suoi coetanei cresciuti con lui negli anni della adolescenza, vanno ora, come carne di macello, ad ingrassar le ande africane!
Nel ricordo cronologico, inchiniamoci al caduto.
Il 18 luglio 1936 «L’Adunata dei Refrattari» lo ricorda pubblicando in prima pagina una sua nuova foto.
Sempre «L’Adunata dei Refrattari» dell’8 luglio 1939 ricorda che ad assassinare Antonio Fierro sono stati fascisti italiani e americani: «è stato la prima vittima del fascismo in America. E la più pura» e conclude: «Nessuno saprà mai quanto abbia perduto il movimento rivoluzionario con la perdita di questo giovane serio, colto, entusiasta, ch’era tutta una giovinezza di promesse. Il fascismo l’ha stroncata senza darle il tempo di sbocciare».
Il sindacalista e poeta palermitano Antonino Crivello gli dedica la poesia «Ad Antonio Fierro spento da piombo fascista»:
Sempre il tuo cor che tu votasti al nobile
Ideal di giustizia e a la virtù
fu pien d’amore per gli oppressi e d’odio
per gli oppressori e per la schiavitù […]
Quando a Liceo imporre ti volevano
d’indossare la camicia nera, tu
preferisti a l’oltraggio vil l’esilio […]
Quando redenta sarà alfin l’Italia
ed una patria sola il mondo avrà
noi torneremo sul tuo avello a spargere
i rossi fiori de la Libertà.
Nel cimitero di Woodladawn gli è eretto un monumento e nel marmo è inciso:
Fece Scudo del suo Petto
Alla Libertà dal fascismo offesa
E cadde
Il 14 luglio 1933.
Questo nome, questo amore
Sono sacri ai militi della libertà.
Ancora oggi sulla sua tomba di Antonio Fierro mani ignote depongono fiori e garofani rossi.
Giuseppe Galzerano
Bibliografia:
1200 at Fierro funeral Pledge war on fascism, «Daily Worker», central organ of Communist Party U.S.A, New York, vol. X, n. 172, july 19, 1933, pag. 1.
Per l’orgia, «L’Adunata dei Refrattari», New York, A. XII, n. 29, 22 luglio 1933, pag. 1.
Michele Fierro, Dichiarazione, «L’Adunata dei Refrattari», A. XII, n. 31, 5 agosto 1933, pag. 3.
Antonio Fierro. Il suo atto di fede, «L’Adunata dei Refrattari», A. XII, n. 31, 5 agosto 1933, pag. 3.
- j., Violento scontro a New York tra fascisti e antifascisti, «La Libertà», giornale della Concentrazione Antifascista, Parigi, A. VII, n. 31, 3 agosto 1933, pag. 4.
Da New York. I funerali di Antonio Fierro, «La Libertà», giornale della Concentrazione Antifascista, Parigi, A. VII, n. 32, 10 agosto 1933, pag. 4
Gazzarra indegna, «L’Adunata dei Refrattari», A. XII, n. 32, 12 agosto 1933, pag. 7-8.
Un compagno, Antonio Fierro, «L’Adunata dei Refrattari», A. XII, n. 33, 19 agosto 1933, pag. 7.
Astoria, «L’Adunata dei Refrattari», A. XII, n. 51-52, 23 dicembre 1933, pag. 1-2.
Da New York. Infamia fascista sventata, «La Libertà», giornale della Concentrazione Antifascista, Parigi, A. VIII, n. 2, 11 gennaio 1934, pag. 2.
Da New York. Criminalità fascista, «La Libertà», giornale della Concentrazione Antifascista, Parigi, A. VIII, n. 15, 12 aprile 1934, pag. 2.
Gli assassini di Antonio Fierro, «L’Adunata dei Refrattari», A. XIII, n. 18, 5 maggio 1934, pag. 3.
XIV Luglio, «L’Adunata dei Refrattari», A. XIII, n. 28, 14 luglio 1934, pag. 2.
Ar., Fierro (14 luglio: due anni dopo), «L’Adunata dei Refrattari», A. XIV, n. 29, 20 luglio 1935, pag. 1 e 3.
Memento, «L’Adunata dei Refrattari», A. XVIII, n. 27, 8 luglio 1939, pag. 8.
Antonino Crivello, Antonio Fierro spento da piombo fascista, s. d.
Nunzio Pernicone, Carlo Tresca. Ritratto di un ribelle, Anicia, Roma, 2021, pag. 239-240.
Un trentennio di attività anarchica, Edizioni L’Antistato, Cesena, 1953, pag. 168 – ristampa Anonimi compagni, 1914-1945 Un trentennio di attività anarchica, Samizdat Edizioni, Pescara, 2002, pag. 198.